mercoledì 5 marzo 2014

E allora si


E' arrivato il momento di dare fuoco al mobile laccato nero in sala, Jaio lo usa come trampolino per lanciarsi nel vuoto.
Il ragazzo gattona, si alza, abbozza qualche passetto e' instabile e velocissimo.
A 12 mesi Santiago, il figlio di Belen, dimostra una certa pigrizia nel non gattonare, Jaio a 9 mesi va come un treno.
Povero amore mio ha capito che nella vita gli tocca faticare.

Tenere la casa in ordine con un neonato e' un lavoro monotono e sottovalutato.
"Amore ma stai andando di nascosto in palestra?"
"No amore ma sono diventata cintura nera in lavori domestici visto che è più il tempo che passo flessa nel raccogliere oggetti e per correre dietro al nano, tra lo stendere i panni e fare i letti."
Poi chiaramente come ogni mamma 2.0. sono iscritta a tutti i gruppi chiusi possibili su FB.
Per dire, lo sapevate che i biscotti Esselunga sono prodotti da Galbusera?
sapete leggere Inci delle etichette?
Che le Flylady ti mandano via mail degli step che vanno dal prendersi cura di se' dalla testa ai piedi, fino a pianificare i lavori domestici, la cena o scacciare i pensieri negativi. Sono un attimo fissate con la pulizia del lavello ma poco importa.
Che sia ben chiaro, non passo le giornate su internet, se fosse così  il nano si sarebbe già sfracellato la testa.
A proposito, quanti bambini sono volati dal divano per un attimo di distrazione cioè per rispondere a un messaggio su wa?
Milioni nel mondo, son certa.

Nel frattempo ho ripreso a lavorare, ho pianto ininterrottamente per due giorni e due notti prima di cominciare struggendomi ascoltando la bella tartaruga e tenendo stretto stretto il nano.
E' successo tutto in fretta, prendere o lasciare e grazie al sostegno della mia famiglia ho deciso di provare.
Sono andata anche ad informarmi in un asilo nido dove tra le altre cose mi sono messa a piangere con il coordinatore.
Se per questo sono scoppiata a piangere anche con due commesse, la gelataia, l'estetista, la cassiera dell'esselunga senza contare tutte le amiche con cui mi sono confidata e ovviamente la mia famiglia.
Non piangevo dal giorno del parto.
Una settimana per organizzarmi, per dare le dimissioni, per fare il brodo da surgelare, per fare le provviste che manco gli apocalittici, per comprare il passeggino leggero, la bici nuova, per riprendere a guidare la macchina, per fare il cambio dell'armadio mio e del nano, per farmi un paio di lampade, per comprarmi due straccetti che poi ci ho preso la mano con la scusa che era da troppo che non lo facevo ma soprattutto la cosa più dura, entrare nell'ottica di non vedere più Jacopo 24 ore su 24 e trovare una soluzione per far si che non ci soffrisse troppo.
Non lo dimenticherò mai, tutto grazie alla mia famiglia  perché altrimenti con così poco tempo avrei dovuto dir di no,  grazie perché lo so bene che per tutti sarebbe stato più comodo se fossi rimasta a casa con Jaio tanto avevo ancora la facoltativa e le ferie, grazie perché avete pensato a me rinunciando voi a qualcosa.
In uno degli incontri sul distacco la psicologa del corso aveva parlato chiaro: " ragazze questa folle  corsa di amore verso il neonato durerà fino a quando il bambino inizierà a gattonare e a far disastri la maggior parte di quelli che vi stanno addosso e che si strappa i capelli per vedere il bambino si tirerà indietro quando ci sarà da far fatica".
Per fortuna per me non è stato così.

Ora la domanda e' una: " Ce la farò a far bene tutto?"
Vi farò sapere, un abbraccio grande a tutti, ho ricevuto mille in bocca al lupo e altrettanti incoraggiamenti del tipo " e' il lavoro che fa per te, vai spacca, dai dai dai " e non posso far altro che ringraziare tutti di cuore.