domenica 26 aprile 2015

Quasi 22


22 mesi, tra due mesi, due anni.
Quasi addio ai primi due anni di vita in cui Jaio e' stato in balìa di chi si occupava di lui,
avanti all'autonomia, ai no,
al decidere dove andare ( paco), quando uscire e quando rientrare( andiamo a casa? NO), quando dormire e quando svegliarsi ( mamma ja no nanna)fino a decidere che vestiti mettere ( vuoi la maglietta di topolino o i puffi ? Popo!)

In questa fase sembra che Jaio non abbia mai  abbastanza delle cose che ama, sempre andare al parco, sempre la bici, lo stesso libro, le stesse canzoni, sempre la titta, sempre la mamma e il papà insieme.

L'opposizione di Jaio di fronte al cambiarsi all'essere spogliato vestito e lavato rientra credo in questa fase in cui rifiuta l'imposizione  ora che vuole iniziare a provare a decidere lui.
Lo comprendo tentando di fargli sperimentare le sue piccole autonomie permettendogli  scelte come cosa mettersi la mattina, infilarsi e sfilarsi la maglia, mangiare e bere completamente da solo, a volte anche aprire una scatola di biscotti e provarli tutti con un morsichino.
Non ho mai sopportato le imposizioni e chi pretendeva di decidere per me e io non posso pretenderlo da mio figlio magari anche senza nessuna protesta.
Certo sono ferma sulle cose importanti e non negoziabili, tipo i bambini e gli animali non si pestano ne' si assaggiano, 
per strada sempre la manina, in macchina si sta nel sedile, in box si sta sempre vicino alla mamma ma per il resto lascio un margine di autonomia e libertà di espressione.
Quando sono con lui che ho finito di lavorare butto il telefono,  mi impongo di non mettergli fretta, di fargli fare le sue cose a modo suo, senza interferire non voglio essere un ostacolo alla svolgimento della sua vita.


Certo i tempi sono biblici,
sarebbe più semplice fare io per lui per velocizzare le cose. 
Possono volerci degli anni consumati davanti a una pozzanghera con un bastone in mano tirando di tanto in tanto un sasso sfrecciando poi all'improvviso incontro a una nuova avventura.
Oppure possono volerci dei secoli per raggiungere un posto, ma se posso permettermelo, se ho finito di lavorare, 
voglio concedermi di vivere adesso, con lui.


Passo tutto il tempo in sua assenza alla rincorsa, nella frenesia.
Alla cena ci penserò alle 7, alla casa quando dormiranno tutti, forse.
 
Poi c'è mio marito, Il Dalai Lama,
che arriva alle 8 di sera e non protesta perché capita che non c'è ancora niente di pronto e la cucina e' un disastro grazie al passaggio di Jaio,
che mi aiuta a sistemare, 
che legge un paio di libricini allo Jaio e gli mette il pigiamino, che alla parola amore potremmo andare da ikea domenica non inveisce.

Amo il  modo di vivere di Jaio, vorrei farlo nostro, essere nel presente, vivere oltre i vincoli del tempo, godere di ogni attività, fare ogni cosa con amore entusiasmo e carica positiva.

Svegliarmi la mattina pensando che c'è troppo da vivere, correre, cantare, urlare, ballare, imparare a saltare, ridere a crepapelle, fare qualcosa che non hai mai fatto prima, muoversi da una stanza all'altra con il monopattino, rotolarsi nella terra, mangiare un gelato e ciucciarsi le dita, prendere la rincorsa e sbucciarsi un ginocchio e rialzarsi subito dopo, prendersela moltissimo per difendere quello in cui si crede, leggere un libro a gambe in aria, mettersi le dita nel naso che lo so che non si fa ma quanto è liberatorio?
Come fa Jaio,
 a volte mi chiedo chi tra noi educa l'altro.